Pasqua 2017

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PASQUA 2017

«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!»
(Col 3, 1-3).

San Paolo, trovandosi a Roma per dare la sua suprema testimonianza della fede nel Signore Gesù Cristo, dal carcere invia un messaggio di conversione ai Colossesi, cristiani dell’Asia Minore, precedentemente costituiti in comunità ed evangelizzati da Epafra, suo stesso discepolo. Egli, riferendosi al battesimo cristiano e all’intera esistenza, chiama il fedele a vivere la sua Pasqua. «Lassù» e «terra» sono chiaramente un’opposizione ma non nel senso che la religione è fuga verso cieli distanti e oscuri.

Il conflitto diventa più chiaro se lo si esprime con altre simili parole, prese sempre dall’epistolario paolino. Il mondo di quaggiù è «l’uomo vecchio», la «carne», il «peccato» che nel battesimo sono abbandonati con la morte nel sepolcro dell’acqua battesimale (Rm 6,2-7). Il mondo di lassù è l’«uomo nuovo», lo «spirito», la «grazia» che rappresentano la realtà attuale del cristiano. È la vita nuova «nascosta con Cristo in Dio», quella vita, cioè, da sperimentare nella fede perché non si può scoprire con i soli occhi fisici. È quella vita che ora è presente come un seme in noi ma che si mostrerà nella completezza futura del nostro destino, quando il velo sarà levato e «noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2Cor 3,18).

Questo messaggio, che l’apostolo San Paolo rivolge ai Colossesi, giunge, fratelli e sorelle, anche a noi “oggi”, nell’oggi della nostra vita, della nostra quotidianità. Ci tocca in prima persona! Mi tocca in prima persona! La ricerca delle «cose di lassù» e il conseguente abbandono dell’«uomo vecchio» che mi fa essere «uomo nuovo» lo sperimento ogni qualvolta mi accosto con fede, costanza, attenzione ai sacramenti (in modo particolare a quello dell’Eucaristia e della Confessione), mi apro all’”altro”, al mio prossimo nella carità, dove per carità non è da intendersi solo la cosiddetta “elemosina” ma quell’atteggiamento di disponibilità che mi fa vedere gli altri non come coloro che rubano a me il tempo, le cose, la personalità, il “potere”, l’incarico affidatomi (anche in Parrocchia!); quell’essere, cioè, in dialogo con tutti e tutto che rivela l’altro non come colui che è in continua competizione con me, con il mio servizio, con il mio “tutto”: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù… Non fate nulla per rivalità o per vanagloria… Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri… Fate tutto senza mormorare e senza esitare» (Fil 2). È proprio questo ciò che ci auguriamo di intraprendere (per chi ancora non l’ha fatto) o intensificare sempre più (per chi già ha iniziato) per la nostra santa Pasqua 2017!

Il Signore benedica voi e le vostre famiglie. Alleluia!

I vostri sacerdoti

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