Siamo tralci della stessa vite

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La vite e i tralci

Siamo tralci della stessa vite: che cosa significa per la nostra parrocchia?

Che cosa hanno in comune chi partecipa alla Messa, una famiglia che accompagna un figlio al catechismo e un ragazzo che entra in oratorio? Ognuno arriva con la propria storia: il desiderio di pregare, una domanda sulla fede, la voglia di stare con gli amici. Sono momenti diversi della vita parrocchiale, eppure in ciascuno possiamo trovare qualcuno che ci accoglie e scoprire che il nostro cammino si intreccia con quello degli altri. Questa vita condivisa ha una sorgente: il legame con Gesù.

Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice: «Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15,5). Un tralcio vive perché resta unito alla vite. Anche la nostra comunità trova in Cristo la vita che la tiene insieme e la aiuta a portare frutto. È l’immagine scelta dal nostro Arcivescovo, S.E. Mons. Luigi Renna, per la lettera pastorale di quest’anno. Il suo invito è semplice e impegnativo: rimettere Gesù al centro e avere tutti a cuore il cammino di fede degli altri.

A Messa: ricevere la stessa vita

La domenica ci ritroviamo attorno alla Parola e alla mensa dell’Eucaristia. Arriviamo con storie diverse: qualcuno è pieno di gratitudine, qualcuno è stanco, qualcuno ha domande che ancora non sa esprimere. Non dobbiamo essere tutti uguali per appartenere alla stessa comunità.

A Messa impariamo a riconoscere che la fede è un dono da ricevere e da condividere. Il saluto rivolto a una persona nuova, l’attenzione a chi è rimasto solo, la disponibilità a servire nella celebrazione sono piccoli modi di far arrivare agli altri ciò che abbiamo ricevuto. La comunione con Cristo prende forma anche nelle relazioni tra noi.

Al catechismo: accompagnare insieme

Quando un bambino comincia il catechismo, viene affidato ai catechisti, ma il suo cammino riguarda tutta la parrocchia. La lettera pastorale ci ricorda che trasmettere la fede alle nuove generazioni non è compito di poche persone, ma di una comunità credente.

Un ragazzo può scoprire il Vangelo ascoltando un catechista. Può riconoscerlo anche nel modo in cui un adulto lo accoglie, un giovane gli fa spazio o qualcuno si prende cura di chi è in difficoltà. Le parole diventano credibili quando trovano casa nella vita della comunità. E i genitori, con le loro domande e i loro percorsi diversi, hanno un posto in questo cammino: possono farlo insieme ai figli, un passo alla volta.

In oratorio: crescere nelle relazioni

Anche l’oratorio è un luogo in cui impariamo a essere tralci della stessa vite. Il gioco, un’attività preparata insieme, una difficoltà risolta senza lasciare indietro nessuno: sono occasioni per conoscersi e imparare a prendersi cura degli altri.

Questo riguarda i ragazzi, ma anche gli animatori e gli adulti che li accompagnano. Nessuno ha già finito di crescere. Restare uniti a Cristo significa lasciare che il Vangelo cambi, poco alla volta, il nostro modo di stare insieme.

Quale frutto possiamo portare, oggi, alla Sacra Famiglia? Possiamo cominciare da un gesto vicino: imparare il nome di qualcuno, invitare una famiglia a partecipare, offrire tempo a un servizio, tornare a pregare con la comunità. Ogni tralcio ha il suo posto; tutti ricevono vita dalla stessa vite.

Domenica 18 ottobre alle 17:30 ti invitiamo alla Lectio divina sul brano del Vangelo di Giovanni, capitolo 15, da cui prende spunto la lettera pastorale del Vescovo. È un’occasione per ascoltare insieme la Parola e chiederci, personalmente e come comunità, dove il Signore ci invita a portare frutto.

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