Ministri straordinari della comunione

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Teca del ministro straordinario della comunione

Intervista a Fabrizio Platania – Ministro straordinario della comunione

Dopo la prima intervista a Silvana che ci ha parlato un po’ dell’Azione Cattolica, oggi approfondiamo un’altra realtà della Chiesa, quella dei Ministri straordinari per la distribuzione della comunione.

Il sabato pomeriggio, vi sarà di certo capitato di incontrare un piccolo gruppo di fratelli e sorelle in preghiera davanti al tabernacolo; il loro volto è assorto e dal loro collo pende una piccola teca. Questo silenzio adorante viene ritualmente interrotto da un ministro consacrato che, dopo aver pregato brevemente con loro, apre il tabernacolo consegnandogli delle particole consacrate. 

Ed è così che, questo piccolo drappello di Cristo, esce compostamente dalla chiesa… ma quanti sanno esattamente per quale motivo?

Alla scoperta quindi del pregevole servizio svolto dai nostri ministri straordinari della comunione, ho posto delle domande a Fabrizio Platania che ne fa parte ormai da diversi anni.

Che cos’è un un ministro straordinario della comunione?

Il ministro straordinario per la distribuzione della comunione non è un ministro ordinato, come un diacono o un presbitero, perché il suo compito è quello di distribuire la comunione solo in alcune occasioni, (come dice la stessa parola “straordinario”).  

La sua figura è frutto della grande illuminazione di Paolo VI, che mosso dalla pietà per i poveri infermi, privati della possibilità di poter partecipare alla Santa Messa e di conseguenza ricevere Gesù Eucarestia, istituì questo servizio. 

Infatti il compito principale di un ministro straordinario, non è quello di distribuire la comunione durante la S. Messa, ma di uscire dalle mura della parrocchia per portare Gesù agli altri, ai più bisognosi.  

Come si svolge il suo servizio in seno alla parrocchia?

Il servizio attualmente viene svolto da otto ministri straordinari, sia uomini che donne (di cui due nominati lo scorso dicembre) che ogni sabato pomeriggio diventano, per usare un’espressione che mi piace molto, “tabernacoli mobili” per portare Gesù eucarestia nelle case di chi soffre per una malattia o perché avanti negli anni o non più autosufficiente. 

Nei restanti giorni, da quando è iniziato questo periodo di pandemia, ci alterniamo per dare un aiuto ai nostri sacerdoti durante le celebrazioni eucaristiche.

Fabrizio - Ministro straordinario della comunione
Fabrizio

Perché hai scelto di farne parte?

Nella nostra parrocchia solitamente è il Parroco che, con la preghiera e il discernimento, individua coloro che potrebbero svolgere il servizio di ministro straordinario. Nel mio caso è stata una scelta condivisa. Da molto tempo svolgo servizio come ministrante e, circa dieci anni fa, dopo il mio primo viaggio a Medjugorie, ho avvertito il desiderio di servire il Signore ancora di più di quanto già non facessi.

Ritornato dal viaggio ne ho parlato con padre Antonio e la sua risposta fu: «Preghiamoci sopra». Evidentemente anche lui stava pregando per me. Ed eccomi qua a svolgere il servizio per l’ottavo e ultimo anno. In realtà il mandato viene concesso per tre anni con la possibilità di prorogare per ulteriori tre. A me ed altri quattro dei miei fratelli e sorelle, a causa della pandemia, il mandato è stato protratto ancora per altri due anni.

Quali frutti spirituali questo servizio ti ha donato nel tempo?

Potremmo stare qui a parlare ore, perché quello che ti dà questo servizio, soprattutto dal punto di vista emozionale, è tanto. Sicuramente ho imparato a essere più caritatevole e a prendere più coscienza della sofferenza, che non sempre è associata alla malattia. Ricordo una ex assistita, per esempio, che non era malata ma soffriva di solitudine, quindi le donavo un po’ del mio tempo fermandomi a parlare con lei. 

Qual è il percorso di discernimento e formativo per accedere a questo servizio?

Il miglior percorso di discernimento è la preghiera, l’aprire il cuore e le orecchie a Dio e accettare la sua volontà. Il percorso formativo inizia con la frequenza di un corso, che viene svolto annualmente presso il nostro seminario arcivescovile, dove si ricevono i primi rudimenti per prendere coscienza del «SI» dato alla chiamata. Ma la vera formazione si apprende sul campo ogni volta che si visita un assistito, perché vivi delle emozioni, delle situazioni che nessuna nozione teorica può spiegarti. 

Quali sono le indicazioni pastorali e le attività in quest’anno?

Non ci sono delle indicazioni pastorali ben precise, tranne quelle dettate dall’emergenza Covid. Come ogni anno nei periodi forti (Avvento/Natale – Quaresima/Pasqua) portiamo anche gli auguri e la vicinanza di tutta la comunità, donando ai nostri assistiti un panettone o una colomba. In questi momenti dell’anno, se qualcuno sente l’esigenza di riconciliarsi con Dio nel sacramento della confessione o se desidera ricevere un sostegno spirituale con il sacramento dell’unzione degli infermi, portiamo da loro anche i nostri consacrati.

Quali sono state le difficoltà maggiori in questi anni di pandemia?

Non ci sono difficoltà particolari nello svolgere il servizio, però in questo periodo di pandemia le difficoltà maggiori sono legate alla possibilità di un contagio e questo, alcune volte, limita il nostro servizio. Ecco perché ognuno di noi prende tutte le precauzioni (mascherina, igienizzante, guanti) per tutelare sia l’assistito che ci accoglie che noi stessi.

Come si vive il particolare rapporto con gli ammalati soprattutto in questo lungo periodo di “distanziamento sociale”?

Più che ammalati, li chiamerei assistiti, perché come ho detto prima, alcuni di loro non hanno malattie particolari o invalidanti, ma sono solo avanti negli anni e quindi non più autosufficienti. Tra noi e l’assistito si viene a creare, col tempo, un rapporto che definirei familiare, che si rafforza sempre più settimana dopo settimana. Ti confidi con loro e loro fanno altrettanto con te, a tal punto da piangere o ridere insieme a loro a seconda della situazione che vivono in quel momento. Non nego, facendomi portavoce anche dei miei fratelli e sorelle che, quando ultimeremo il mandato a fine anno e arriverà il momento di affidare i nostri assistiti ai nuovi ministri straordinari, qualche lacrima sicuramente scenderà.

Quale il rapporto, la visibilità ed i punti d’incontro con le altre realtà parrocchiali?

Il gruppo ministri straordinari della comunione in seno al consiglio pastorale fa parte della commissione carità; in quest’ambito si relaziona con la Caritas. Inoltre, ognuno di noi otto, è a sua volta impegnato in altri servizi parrocchiali: Catechismo, Azione Cattolica, Caritas, Laboratorio Missionario; io, come già detto prima, sono un ministrante adulto, insieme ad altri miei fratelli. 

Cosa ti senti di dire agli altri, nel condividere questa magnifica esperienza, perché possano percepire l’immenso dono d’amore?

Non ci sono parole che possano descrivere i doni ricevuti, ma voglio raccontarvi la meravigliosa avventura che Dio mi ha fatto vivere, attraverso alcuni aneddoti.

Come già detto, questo è per molti di noi l’ottavo e ultimo anno di mandato. In questo lungo periodo mi sono stati affidati molti assistiti che porto e porterò sempre nel mio cuore. Una delle mie prime assistite, avanti negli anni, era talmente  amorevole che ogni tanto le chiedevo se potevo abbracciarla perché mi faceva tanta tenerezza. Un’altra mia assistita, avendo saputo che ero goloso di dolci, ogni sabato mi faceva trovare un dolce e si arrabbiava se non lo mangiavo prima di andare via. Con un’altra ancora avevamo instaurato un rapporto simile a quello tra madre e figlio, confidandoci a vicenda. Alcuni di loro, durante la pandemia, sono tornati alla casa del Padre ed è stato per me un dolore non aver potuto dare l’ultimo saluto a causa delle restrizioni. 

Ho usato il tempo al passato perché quanti citati finora non ci sono più e potrei continuare per ore a raccontare aneddoti, ma rischierei di cadere nella banalità o in situazioni scontate. Posso dire solo che ognuno di loro ha arricchito e arricchisce tuttora la mia persona e di questo ringrazio ogni giorno Dio.


In silenzio, dopo aver letto la testimonianza di Fabrizio, sento in me le parole di Gesù in Croce «Ho sete» (Gv 19,28); in quel volto abbandonato vedo quello di ognuno di questi fratelli che vivono la fragilità della malattia o semplicemente la solitudine. Ma nel volto dei nostri ministri straordinari della comunione trovo anche quello misericordioso di Dio.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi …In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 

(Matteo 25, 35-36. 40)

Giovanni Villa

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