Omelia della 3^ Domenica di Quaresima

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roveto ardente

III Domenica di Quaresima
Omelia di padre Antonio Gentile a cura di Elena La Delfa

Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9

Il tema predominate della Parola di Dio di questa domenica di Quaresima è «la conversione dell’uomo». Dio ci ama e non pone limiti al suo amore. Egli aspetta che noi ci lasciamo trasformare da Lui e ci mostra la sua grande misericordia.

Nella prima lettura (Es 3,1-8a.13-15), Mosè riceve una chiamata, una vocazione a compiere una missione; aspetto ancora più importante è il fatto che è Dio a rivelarsi a Mosè, manifestandosi attraverso un roveto ardente che non si consuma, sul monte Oreb. Proprio lì, in quel luogo santo, Mosè sente forte la voce di Dio e la sua risposta è quella di tutti i profeti e anche della vergine Maria: «Eccomi».

Dio si fa riconoscere dicendo «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe» e Mosè, avvertendo in sé l’importanza di quell’incontro, si copre il volto per timore, ma scopre la vera natura di Dio che è misericordia e amore «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze».

La missione che Dio affida a Mosè per il suo popolo è la «liberazione» e alla sua domanda «cosa dirò agli israeliti?» Egli risponde «Io sono colui che sono». Dio non comunica il suo nome ma afferma «Io sono colui che si manifesta nella tua storia, Io sarò sempre con voi di generazione in generazione».

Dio non ci lascia soli, malgrado tutte le nostre sofferenze; eppure resta un mistero tutto il male del mondo fino ai nostri giorni.

Il vangelo di Luca si apre con il racconto di un fatto di “cronaca”: alcuni riferiscono a Gesù, la strage effettuata nel tempio dai soldati di Pilato. Essi, pur non dicendolo apertamente, si chiedono se il male e le disgrazie che accadono siano un castigo di Dio.

È l’eterna domanda che l’uomo si pone: perché Dio permette questo? Ancora oggi quanti dittatori, quanti Pilato ci sono nel mondo!

Gesù rincara la dose dicendo «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» e continua citando il crollo della torre di Siloe che uccise 18 persone, come ulteriore monito. Il male non viene da Dio, perché Egli non è un giudice castigatore, piuttosto invita gli uomini a convertirsi: «se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Alcuni teologi hanno visto nel sangue dell’assassinio del tempio e nell’acqua di Siloè i due sacramenti della chiesa: l’eucarestia e il battesimo.

Anche San Paolo, nella seconda lettura, ci esorta a stare «attenti a non cadere» in tentazione. È un invito per tutti noi a metterci in un atteggiamento di ascolto e conversione.

Ciò che risalta in maniera evidente è la grande misericordia e l’infinita pazienza di Dio verso l’umanità. In conclusione di tutto il discorso di Gesù, infatti, troviamo la parabola del fico nella quale il padrone (Dio) viene a cercar frutto e per tre anni non ne trova ed il contadino (Gesù) intercede e dice al padrone di lasciare il fico (che rappresenta ognuno di noi) ancora un anno «finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai». I tre anni senza frutto sono il tempo della predicazione di Gesù, mentre l’anno di attesa rimanda al momento in cui Gesù nella sinagoga aveva detto «sono venuto a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Gesù ci invita quindi a lasciarci coltivare e concimare per portare frutti nella nostra vita. Dobbiamo cioè lasciare che il Signore operi nella nostra vita per portare frutti per noi e per gli altri. Egli, nella sua infinita misericordia, ci lascia tutto il tempo per pentirci e convertirci “fino alla fine della nostra vita”, perché la conversione ci porta alla salvezza.

Gesù desidera che diveniamo suoi degni discepoli, perché il mondo ha bisogno di noi, della nostra speranza cristiana, del nostro amore. Non perdiamoci d’animo e il Signore, che è sempre con noi, non ci abbandonerà mai. A lui la lode e la nostra gloria per sempre.

Amen

Parole chiave:

  • Conversione e pentimento;
  • Chiamata, vocazione e missione;
  • Misericordia divina.

Citazioni extrabibliche per ulteriori approfondimenti e riflessioni personali:

Giovanni Paolo II – V. Messori, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, 2004.

“Salvezza vuol dire liberarci dal male altrimenti saremo destinati alla dannazione eterna”.

Prendendo spunto dalle parole di Gesù nel brano evangelico di oggi:
Omelia di papa Giovanni Paolo II del 9 maggio 1993 presso la Valle dei Templi (Agrigento)

«Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio»

https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1993/documents/hf_jp-ii_hom_19930509_agrigento.html

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