Portare i pesi gli uni degli altri

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Portare i pesi gli uni degli altri

PORTARE I PESI GLI UNI DEGLI ALTRI

Esercizi Spirituali Parrocchiali 13, 14 e 15 marzo 2023

A cura del Rev. Sac. Enzo Fatuzzo parroco della parrocchia S. Agata al Borgo 

La meditazione dei tre giorni di esercizi spirituali è stata incentrata sul Vangelo di Giovanni e, in particolare, sui capitoli che vanno dal 13 al 17 e che ci hanno fatto rivivere gli ultimi momenti di Gesù nel cenacolo. Questo Vangelo è stato scritto intorno all’anno 70 D.C., nella piena maturità dell’evangelista. 

Nei racconti dei capitoli 13 e 14 emerge tutta l’essenza del Vangelo di Giovanni, cioè l’amore e come Gesù fonda la sua Chiesa. Infatti Giovanni è definito l’evangelista dell’amore. A seguire i capitoli 15 e 16 raccontano la missione che la Chiesa e tutti noi siamo chiamati a svolgere. Il Capitolo 17 inizia con una preghiera che Gesù recita nel cenacolo prima della sua passione. Questa preghiera si potrebbe definire “sacerdotale”, addirittura molti esegeti affermano che è una rielaborazione della preghiera del Padre Nostro. Nei suoi versetti, Gesù sintetizza tutta la sua esistenza e la sua missione nel mondo, dalla nascita alla morte in croce e resurrezione. È una vera e propria catechesi che ci mette in comunione con Gesù e di conseguenza ci fa conoscere Dio.

Conoscere per amare

Dai primi versetti del Capitolo 17, si può riconoscere la chiave di lettura di tutta la preghiera che è “glorificazione”: “glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te”. La gloria di Gesù la riscontriamo nella sua passione, morte e risurrezione. Sulla croce Gesù manifesta tutto l’amore che Dio ha per il mondo e questo amore consiste nel donarsi all’altro. Gesto emblematico del donarsi agli altri ed esprimere tutto il suo amore è il gesto della lavanda dei piedi. Questo gesto ci mette in diretta comunione con Dio e questa comunione col divino ci rende perfetti. Scorrendo i versetti di questo capitolo, dal versetto 25 in poi, troviamo la parola “conoscenza”. Ma comprendiamo a pieno questo termine? Sappiamo il suo vero significato? Non sempre la conoscenza è uguale, infatti la conoscenza tra due amici non è uguale a quella che una madre ha per un figlio e viceversa. Da questo si capisce che la conoscenza dell’altro è basata completamente sull’amore. L’obiettivo di Gesù è quello di farci conoscere il Padre per amarlo. Questa conoscenza effettiva e affettiva non si consuma, anzi si perpetua nel tempo. Ma questa conoscenza necessita di un atto primario, la mia conversione, il cambiamento. Come accadde a Zaccheo incrociando lo sguardo di Gesù lungo la via di Gerico. Egli accoglie quello sguardo che lo pervade a pieno e lo fa suo. La vera conversione è accogliere il Cristo nella nostra vita: Gesù stravolge il nostro intimo, il nostro essere.

La preghiera sacerdotale di Gesù

Scorrendo nella preghiera del Capitolo 17 vediamo che Gesù prega per i suoi discepoli, intercede per loro. Per questo la preghiera è detta sacerdotale. Sacerdote è colui che si trova a intercedere tra il divino e il popolo. In questa preghiera Gesù ci insegna ad essere sacerdoti per il prossimo, gli uni degli altri e la estende anche ai lontani. Mediante la preghiera compiamo l’atto più bello della carità. Quest’arte, questo stile, questo modo di pregare, Gesù lo ha insegnato ai discepoli e loro lo hanno tramandato di conseguenza ai loro discepoli facendolo giungere fino a noi.

Gesù, nella sua natura trinitaria, ci rivela tutto ciò che ha appreso dal Padre e ci invita ad essere una cosa sola con Lui e Lui con noi. Ovviamente quest’invito, ad avere una relazione intima con Gesù, è rivolto a tutti coloro che accolgono la sua parola; il rischio è di finire come Giuda che ha volontariamente non accolto l’invito di Gesù ad amare. Già dal prologo era stato annunziato “Era venuto tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto…”. 

L’essenza della Chiesa

Il Capitolo 15 del Vangelo di Giovanni lascia intravedere la nascita della Chiesa, delle prime comunità cristiane, e come queste comunità non devono essere conformi alle leggi del mondo. Stesso monito richiamato, anche, nella prima parte del documento conciliare Lumen Gentium. Sorge spontanea la domanda: ma le comunità di oggi sono conformi al mondo o sono differenti? La risposta la si trova in Rm 12, 2: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». Noi non apparteniamo a questo mondo ma siamo in cammino, insieme a Gesù, per ricevere la vita eterna. Gesù ci ha lasciato il dono più grande che è l’Amore con la “A maiuscola” e ce lo ha dato in eredità con un comandamento: «…amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi» Gv 15, 17. Da come ameremo ci riconosceranno discepoli di Cristo. Gesù compie un ulteriore passo in avanti, va oltre l’amore formale, Egli si spinge fino al punto di implorare il Padre affinché ci liberi dal maligno, dal male e da chi lo personifica. Ogni cristiano ha lo stesso DNA di Dio, che è luce e amore, e non vivremo mai nella gioia fino a quando non vivremo nell’amore.

Un popolo consacrato e in missione

Continuando il nostro excursus sul Vangelo di Giovanni ci imbattiamo nella parola consacrare. In greco consacrare “αφιερώνω” “afieròno” significa santificare, sacro, santo, cioè toglierlo dal profano per indurlo alla gloria di Dio, in Lv 11, 2 si legge: «Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo», oppure sempre Lv 11, 44 «santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo» e ancora in 1Pt 1, 16 «sarete santi, perché io sono santo». Quindi santificare significa entrare nella sfera divina. Ma come? Attraverso la verità. Uniti a Gesù noi siamo consacrati alla verità e questo ci permette di entrare in comunione con la vita divina. Gesù per unirsi a noi si umanizza, si rende corpo e carne accettando la morte per santificarci e renderci figli di Dio. 

Nella metafora della vite e i tralci del capitolo 15, Gesù ci parla della Chiesa e del rapporto con Dio. Il vignaiolo è Dio, Gesù è la pianta mentre la Chiesa è rappresentata dai tralci. Da qui la seguente analogia: se noi siamo consacrati in Cristo e questi al Padre, anche noi siamo consacrati a Dio nell’amore. Mediante l’unione che la Chiesa ha con Gesù, nasce la sua missione. Giovanni, a differenza dei sinottici, non parla mai di apostoli ma di discepoli e lo fa al capitolo 13. Il discepolo è colui che professa e annuncia i principi appresi dal Maestro al quale si sente legato spiritualmente. Ne consegue che la missione di Gesù, dopo la sua morte e risurrezione, diventa la nostra. Come dice papa Francesco in Evangeli Gaudium “ogni cristiano è chiamato ed è mandato in missione”. Gesù santifica sé stesso amando i fratelli e sacrificandosi liberamente. Egli dispone e depone la propria vita per noi sulla croce e con l’effusione dello Spirito Santo. Alcuni liturgisti affermano che la Chiesa non sia nata a Pentecoste ma sotto la croce. Come i sacramenti del battesimo e della riconfermazione. Sotto la croce con l’uscita di sangue ed acqua dal costato di Gesù, la Chiesa riceve il suo battesimo, mentre a Pentecoste viene riconfermata con lo Spirito Santo ed è pronta ad uscire nel mondo.

In conclusione

Due immagini sono belle per descrivere, a conclusione di questi esercizi spirituali: una è data dal Vangelo di Mc 3, 13ss “Salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono con lui. Ne costituì dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui…” (Chiesa nascente); la seconda è data dalla 1Gv 1, 1-4 “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, …. noi lo annunciamo a anche voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (Chiesa in uscita).

Documento trascritto da Angela LITRICO e Fabrizio PLATANIA

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