Omelia della 5^ Domenica di Quaresima

156
adultera

Omelia della V Domenica di Quaresima di Padre Antonio Gentile

Letture : Is 43,16-21 – Sal 125 – Fil 3,8-14 – Gv 8,1-11

a cura di Giovanni Villa

         «Grandi cose ha fatto il Signore per noi»  così abbiamo cantato nel Salmo responsoriale; questa espressione ci dà il senso di tutto quello che è oggi la Parola di Dio; che ha uno stretto legame, in modo particolare, con la prima lettura del profeta Isaia e con il vangelo di Giovanni.

         Nel vangelo, Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme in occasione della “festa delle capanne” (Sukkot). Questo brano evangelico, seppur attribuito a Giovanni, è di origine incerta e gli esegeti affermano che potrebbe appartenere a Luca, che è il cantore della misericordia e dell’amore divino, ma si inserisce bene nel discorso giovanneo.

         Attraverso questo racconto, siamo chiamati a porre l’attenzione su ciò che il  Signore ha operato nella nostra vita ed è pronto ad operare oggi. Siamo chiamati a non soffermare lo sguardo su ciò che è stato il nostro passato, non sempre splendido e luminoso, e che ci costa sofferenza ricordare.

         Anche Isaia esorta il popolo ebraico a non fare memoria di quel passato: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?»; è come se ci dicesse: avete occhi per vedere? Vedete solo il passato con le sue sofferenze ed il peccato?

         Il passato incide sul nostro futuro e dirige il nostro presente. Noi dobbiamo vivere sempre protesi verso il futuro. Così come accade spesso in confessione; non è inusuale per noi sacerdoti sentire l’espressione «padre, ma  quel peccato che ora ho confessato e che ho confessato già in passato altre volte, il Signore me lo ha perdonato?». La risposta è «sì», se si è chiesto perdono con vero pentimento e dal profondo del proprio cuore; ma continuando a dubitare si commette peccato perché non ci si fida del perdono di Dio.

         San Paolo nella lettera ai filippesi scrive «per lui (Gesù Cristo) ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui»; in lui la consapevolezza di non essere perfetto «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla».

         Ma qual è questa mèta futura a cui si riferisce? Il «premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» è il Paradiso! E non dobbiamo avere timore di dirlo!

         Ecco perché San Francesco diceva «tanto è il bene che io mi aspetto che ogni pena mi è diletto»; cioè, posso superare tutte le difficoltà perché ho la mèta davanti. Il passato, per quanto brutto possa essere, mi deve servire da sprone per vivere il presente e guardare al futuro che sarà di gioia e di pace nel Signore attraverso l’azione dello Spirito Santo. Il cristiano non è né pessimista né ottimista, ma estremamente realista! Guarda le cose così come sono, le valuta, fa discernimento e poi opera per raggiungere quella mèta benedetta dove incontrerà il Signore Risorto.

         Nel brano evangelico troviamo quanto detto; in esso la donna adultera non è valutata per ciò che è, bensì per il suo peccato; si utilizza questo aggettivo senza guardare chi è che porta la conseguenza di quel peccato; è per tutti «l’adultera» e non «la donna che ha commesso adulterio». Ancor più duro pensare che non esiste, in passato ed oggi, un corrispettivo per l’uomo.

         Giovanni scrive che «Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi», dove spesso andava a pregare in un dialogo profondo con il Padre, e che in seguito si reca nel tempio per insegnare a quanti lo seguivano. Ed è lì che si presenta un’altra occasione per i benpensanti del tempo, scribi e farisei, per metterlo alla prova ed accusarlo: «gli condussero una donna sorpresa in adulterio».

         È veramente squalificante pensare che si erano posti in agguato a spiare questa donna per coglierla in “adulterio” ed è terribile accostare questa immagine a quei fratelli e sorelle che oggi leggono riviste o seguono programmi TV scandalistici fatti appositamente per “guardare dal buco della serratura”, per cogliere l’altro in  fallo ed essere come degli investigatori spietati.

         Il vangelo riporta che essi «la posero in mezzo» affinché fosse al centro dell’attenzione di tutti; quante volte capita anche a noi oggi di dire “tutti devono sapere e faremo in modo che lo sappiano” ed utilizziamo ogni strumento per un chiacchiericcio o per mormorazioni.

         Questa donna è lì messa al centro, trattata come un oggetto, e a Gesù viene posta la domanda «Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Qualsiasi risposta avesse dato Gesù avrebbe offerto loro il pretesto per accusarlo; difatti, se avesse detto di non lapidarla sarebbe andato contro la legge mosaica ed il suo insegnamento e la sua stessa figura di maestro sarebbe stata messa in discussione; se invece avesse detto di farlo sarebbe andato contro la legge di Roma e per questo sarebbe stato denunciato alle autorità, perché solo le autorità romane potevano decretare la morte di qualcuno.

         Pensate per un attimo se San Giuseppe avesse ripudiato la B.V. Maria; anche lei avrebbe subito la lapidazione ovviamente. Capita anche a noi, a volte, di essere messi con le spalle al muro e dobbiamo dare delle risposte che non sono obiettive ma sono quelle che vuole l’altro, per non  cadere in trappola.

         Gesù «si chinò e si mise a scrivere col dito per terra», come se fosse distaccato da quello che accadeva, ma loro insistono perché devono avere la “risposta” alla loro domanda e non alla verità.  Allora Gesù si alzò e disse loro «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» e, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Possiamo solo immaginare quel silenzio “imbarazzante” che seguì queste parole. “Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani”. Andarono via per primi forse perché avevano fatto esperienza del peccato più a lungo nella loro vita ed avevano capito che non potevano più far leva, perché nessuno è senza peccato e può arrogarsi il diritto di uccidere il fratello o la sorella. Quello stesso malsano e insensato diritto che oggi viene posto a motivo della violenza, della prevaricazione, della guerra che viene definita legittima.

         Solo quando siamo messi al muro comprendiamo quanto sia grande il nostro peccato e come spesso diveniamo giudici e carnefici guardando anzitutto al peccato e non alla persona che lo ha commesso; è necessario invece pregare per il peccatore affinché si converta e non giudicarlo. È vitale  capovolgere i termini, guardare la persona che ha sbagliato, senza dimenticare che essa è oggetto della misericordia infinita del Signore.

         Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

         Di questo episodio Sant’ Agostino dice “restarono la misera e la misericordia”. Dinnanzi alle nostre miserie e povertà, restiamo da soli davanti al Signore.

         Quella donna tremante, che aveva visto la “morte con gli occhi” guarda attorno a sè e risponde «Nessuno, Signore». La donna non lo ha riconosciuto come Signore, non gli ha chiesto niente, eppure è Gesù che ha l’iniziativa dicendo: «Neanch’io ti condanno», però «d’ora in poi non peccare più», cambia la tua vita; guarda il futuro, ma non con gli occhi del passato, bensì con gli occhi della misericordia, gli occhi di Dio. Le dice di cambiare lo sguardo, di avere una visione nuova della vita, una speranza nuova, perché quel dono ci cambia e ci trasforma.

         Quel dono è il sacramento della Riconciliazione che ci rigenera, ci fa creature nuove, toglie le cose vecchie per darci cose nuove. Se questa donna ha ottenuto quello che non aveva chiesto, quanto più noi otterremo ciò che chiediamo? Chiedendo perdono, il Signore nella sua misericordia ce lo concederà.  Abbiamo quindi il coraggio, la forza e l’umiltà di prostrarci davanti a Lui per ottenere la grazia e il perdono.

         Nel canto al vangelo abbiamo sentito «Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso» (Gl 2,12-13); è questo il  nostro Dio e dovremmo dire a tutti, soprattutto in questo tempo di quaresima, che abbiamo un Dio che ha un cuore immenso che palpita di amore verso tutti.

Parole Chiave:

  • Perdono
  • Confessione
  • Misericordia

Approfondimenti:

Frasi e spunti di meditazione

  • Perché uno è schiavo di ciò che l’ha vinto (2Pt 2,19)
  • Tanto è il bene che io mi aspetto che ogni pena mi è diletto (San Francesco)

Condividi con:


LASCIA UN COMMENTO

Fai il login con:



Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.